Il bilancio di agosto per il mercato motociclistico italiano si chiude con 16.202 nuove immatricolazioni, segnando un arretramento del 9,27% rispetto allo stesso mese del 2024. Il confronto resta tuttavia influenzato dalle immatricolazioni straordinarie legate alla fine della serie Euro 5, che avevano gonfiato i numeri dell’anno precedente. Il cumulato gennaio–agosto si attesta a 262.475 unità, con un calo complessivo del 3,79%.
AICMOTO: scooter in crescita, moto in affanno
Il 2025 si conferma un anno di passaggio. Le moto registrano un forte ridimensionamento, con quasi il 19% in meno ad agosto e un calo del 14% dall’inizio dell’anno. Gli scooter, invece, tengono la rotta con 149.008 unità immatricolate da gennaio ad agosto, mantenendo un trend positivo. La redditività per i concessionari, però, resta più bassa rispetto a quella garantita dalle moto, creando squilibri nella gestione economica delle reti di vendita.
Dai racconti dei concessionari emergono criticità strutturali che incidono sulla tenuta del settore. La crescente pressione dei marchi cinesi nel segmento medio riduce i valori residui e sottrae domanda a scooter e moto europee. Parallelamente, l’uso sistematico di moto “demo” e chilometri zero, strumenti nati come tattici, genera stock eccedenti che gravano sui conti e limitano la redditività delle concessionarie.
In un contesto caratterizzato da margini sempre più ridotti, pressioni commerciali elevate e costi finanziari consistenti, diventa essenziale una maggiore attenzione da parte delle case verso la rete distributiva. Non basta considerare i volumi di immatricolazione: occorrono strategie mirate alla gestione degli stock, programmi commerciali realmente utili e condizioni economiche più sostenibili.
Come sottolinea Attilio Pogliani, Presidente AICMOTO, il mese di agosto evidenzia dinamiche tecniche che rendono il confronto con il 2024 poco significativo. Il vero nodo, però, è il rapporto tra case e concessionari: senza interventi su usato, stock e marginalità, il sistema rischia di indebolirsi ulteriormente. Il 2025 si profila quindi come un anno di transizione, ma è il momento di gettare le basi per un futuro più solido.
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