Kenny Roberts ha scritto la storia del motociclismo vincendo con la sua Yamaha ben 3 titoli iridati dal 1978 al 1980 nella Classe 500. Tra le tante soddisfazioni che si è riuscito a togliere il pilota americano però c’è sicuramente anche quella di aver visto suo figlio, Kenny Jr vincere il Mondiale nella medesima categoria nel 2000. Oggi L’ex rider continua a seguire la classe regina del Motomondiale e può farlo con un occhio più critico.
Di recente ha partecipato al podcast Pipe Dreams, registrato al Barber Vintage Motorsports Museum e qui ha parlato un po’ della sua carriera e delle esperienze vissute in passato nel Motomondiale. In particolare ha raccontato di come ha rivoluzionato il modo di correre in moto con il suo stile di guida innovativo.
Per Roberts la Ducati deve farsi guidare da Marquez
Tra un ricordo del passato e l’altro però, si è finiti inevitabilmente per parlare di ciò che oggi è la MotoGP e l’argomento è scivolato subito su Marc Marquez: “Mi piace perché è molto aggressivo. Probabilmente è il pilota che seguo più da vicino. Non mi piacciono tutti gli errori che commette, ma fanno parte della sua natura aggressiva”.
Kenny Roberts però poi ha fatto un appunto interessante che potrebbe rappresentare uno spunto di riflessione per la Ducati: “Marquez non si è mai sentito veramente a suo agio su questa moto, non come sulle sue prime Honda. Il suo stile di guida è diverso da quello di tutti gli altri, e penso che abbia bisogno di una moto progettata per quello stile. Non credo che al momento ce l’abbia. Cosa si fa? Si progetta la moto per tutti o per lui? Ovviamente bisogna progettarla per lui”.
In fondo in passato, spesso, Honda era stata attaccata proprio per aver fatto una moto che sembrava potesse guidare solo Marquez, viceversa Ducati, in questi anni, si è fatta apprezzare per la sua versatilità, tanto è vero che è andata forte praticamente con tutti i suoi piloti. Non è da escludere che quanto detto da Kenny Roberts sia giusto e che effettivamente a Borgo Panigale ci facciano un pensierino, allo stesso tempo però è giusto anche dire che con l’arrivo di Acosta, Dall’Igna e soci dovranno capire bene nel caso se continuare a puntare sul 33enne Marquez piuttosto che sul giovane Pedro per lo sviluppo della Ducati del futuro.























