Il prossimo Gran Premio di MotoGP si correrà a Misano, il circuito intitolato a Marco Simoncelli uno dei piloti più amati in assoluto, nonostante abbia avuto una carriera relativamente breve a causa di quell’incidente a Sepang, che nel 2011 ce lo strappò via a soli 24 anni. Ci lasciò proprio poco prima di fare il grand salto. Lo attendeva, infatti, un posto nel team HRC, dopo due anni di apprendistato nella classe regina con l’amico di sempre Fausto Gresini.
Purtroppo il destino ha voluto diversamente e alla fine non abbiamo mai potuto vedere quello che forse sarebbe stato uno dei duelli più belli della storia del motociclismo: quello tra Marco Simoncelli e Marc Marquez. Durante una live di MotoGP-Reload, il canale YouTube che tratta di tutto ciò che attiene al mondo del motociclismo, questa settimana c’era ospite anche Carlo Pernat, storico manager del Sic, che ha inevitabilmente raccontato alcuni dettagli di uno dei suoi più grandi pupilli.
Pernat: “Simoncelli? Si sarebbe giocato dei Mondiali”
In particolare Pernat, ha affrontato il tema dell’immaginario duello Marquez–Simoncelli, che purtroppo non abbiamo mai visto: “Marco era fortissimo, era un talento, simpaticissimo, aveva una stazza anche abbastanza importante. Andare a fare a sportellate con Marco Simoncelli ci perdevi. Appena toccava Pedrosa, che era di cristallo, Dani si spaccava qualcosa. Io credo che Marco avrebbe lottato alla grande, erano un po’ simili. Loro corrono come viene viene. Non sono scorretti, ma sportivamente devi correre così. Marco si sarebbe giocato dei mondiali, quello è sicuro. Lui avrebbe avuto una carriera molto bella”.
Il manager genovese ha poi raccontato un aneddoto che dimostra quanto Simoncelli fosse un ragazzo molto netto nelle sue scelte e allo stesso tempo affezionato a chi gli stava intorno: “Lui era anche tosto. Era l’anno che poi è morto. Eravamo negli Stati Uniti, l’HRC ci chiamò, dovevamo fare il contratto, eravamo nei box la sera, c’era Suppo, Nakamoto, io, Marco e il papà di Marco. Nakamoto ci disse che gli avrebbero fatto il contratto da ufficiale HRC per 2 anni e poi aggiunse che doveva lasciar perdere il team che aveva. Marco si alzò e mi disse: ‘Carlo andiamo via, il mio team non lo toccano’. E se ne andò via. Il giorno dopo ci hanno cercato di nuovo e Nakamoto ci ha detto che poteva tenersi il team. Era simpatico, allegro, bello, ma poi certe decisioni le prendeva e sono convinto che si sarebbe giocato dei Mondiali”.























