La MotoGP sta cambiando giorno per giorno, sono tante le regole che sono state modificate in questi anni, ma sicuramente una delle più importanti è quella che riguarda le Sprint Race. Inserire una seconda gara più corta il sabato, ha portato inevitabilmente ad un aumento vertiginoso degli incidenti. Questo perché c’è sempre meno spazio per provare la pista e i piloti sono spinti al limite per 2 volte durante il weekend. Il bottino di punti della corsa corta non è certo banale, per informazioni chiedere a Bagnaia che ci ha perso un Mondiale così.
Inutile scendere nel dettaglio dei motivi economici che risiedono dietro questa scelta da parte degli organizzatori. Avere due gare di cui una il sabato vuol dire raddoppiare lo spettacolo, valorizzare quella giornata e di conseguenza anche il venerdì che viene impreziosito dalle pre-qualifiche. Vuol dire vendere più biglietti in autodromo e incassare più soldi dagli sponsor e dagli spazi pubblicitari in TV.
Questo però allo stesso tempo si traduce in un maggiore stress fisico e mentale per i piloti. Un carico che d’improvviso è stato raddoppiato per chi ha vissuto la vecchia generazione della MotoGP e che porta spesso a classifiche più raccolte e campionati maggiormente combattuti. A parlare stavolta dell’argomento ci ha pensato una colonna del Motomondiale degli ultimi anni, quel Cal Crutchlow, che proprio quest’anno è tornato in sella dopo 2 anni di fermo.
Crutchlow analizza il momento che vive la MotoGP
Il pilota britannico, durante un’intervista rilasciata al podcast “On Track”, ha rivelato: “Quando Lucio e la Honda mi hanno chiesto di farlo, sono stato un po’ sorpreso perché non correvo da 2 anni. In ogni caso per me è un onore e un privilegio”. Crutchlow non nasconde di aver rifiutato in un primo momento questa proposta e poi di aver accettato grazie a moglie e figlia che lo hanno convinto.
Cal ha anche affrontato il delicato tema della poca rappresentanza britannica in questo Motomondiale, chiedendo alla Federazione di spingere maggiormente i giovani verso il Campionato del Mondo. Sul fatto di correre poi ha ammesso: “Quei 290 giorni all’anno che passavamo lontano da casa ora non potrei e non vorrei farlo. Oggi i piloti della MotoGP sono spinti al limite. La carriera di molti di questi rider sarà più breve perché non credo che possano mantenerla a lungo”. Pur riconoscendo l’ottimo lavoro fatto in questi anni da Dorna, Liberty Media e MotoGP, il britannico non ha potuto fare a meno di notare che l’intensità richiesta oggi ad un rider della classe regina porta ad un logoramento repentino e quindi ad una carriera lampo. A questo punto dobbiamo aspettarci più piloti che smettono intorno ai 30 anni piuttosto che situazioni come quelle vissute con Valentino Rossi. D’altronde lo stesso Marc Marquez è stato messo a dura prova da questi ultimi anni e ha più volte dichiarato di essere contro all’inserimento di ulteriori gare in un calendario già fin troppo fitto.























