Nel 2011, quando Valentino Rossi per la prima volta vestì quella tuta rossa, è inutile negarlo, un po’ a tutti venne un brivido lungo la schiena. Per tanti era il coronamento di un sogno, un po’ come se oggi Kimi Antonelli firmasse per la Ferrari. All’epoca il Dottore era sulla cresta dell’onda, certo veniva da un brutto infortunio, ma solo 2 anni prima aveva conquistato il suo 9° titolo e prometteva di vincerne un altro anche con la Rossa di Borgo Panigale, che sino all’anno prima era stata guidata alla grande da Stoner.
Anni dopo il Dottore confessò invece, che il brivido dietro la schiena venne anche a lui quel giorno, ma in senso negativo. Quando provò per la prima volta la Desmosedici, infatti, capì da subito che quella moto non era adatta a lui. Troppo scorbutica, troppo lontana da quella Yamaha che per anni aveva portato sul tetto del mondo. Il resto è storia super conosciuta, il #46 non si è mai sentito a suo agio in sella alla Ducati e dopo 2 anni e appena 3 podi conquistati decise di tornare nel team di Iwata.
Dopo Valentino Rossi che moto trovò Pirro?
Tra i piloti che si ritrovarono all’epoca a raccogliere i cocci di quella Ducati e di quel sogno andato in frantumi, c’era Michele Pirro, che fu preso a Borgo Panigale con il ruolo di collaudatore. Negli scorsi giorni, durante il podcast Mig Babol, il rider di San Giovanni Rotondo, ha raccontando alcuni aneddoti della sua esperienza in rosso e in particolare ha parlato anche di quando ha raccolto quella moto dalle mani di Valentino Rossi.
In particolare ha rivelato: “Quando sono arrivato in Ducati, tutti dicevano che solo Stoner sapeva guidare quella moto. Era un’idea diffusa all’interno del team. Era una moto selvaggia, entravi in curva senza sapere se ce l’avresti fatta. Dopo due giorni di test avevo le mani a pezzi. Era una moto che ti sfiniva fisicamente e mentalmente. Ho detto agli ingegneri che era impossibile fare 80 o 90 giri di prova con una moto così difficile. Avevamo bisogno di una moto più semplice da guidare”.
Pirro ha anche raccontato del ritorno di Stoner anni dopo, quando entrò a far parte della squadra tester: “Pensavo che avrebbe assunto il ruolo di collaudatore e che io sarei potuto tornare a correre. Invece è venuto semplicemente a dimostrare il suo talento. Non era interessato allo sviluppo della moto”. Infine il rider della Ducati ha anche ammesso che ciò che riusciva a fare Casey era unico e impossibile da replicare.























