Tra le tante figure che popolano il Motomondiale, una delle più importanti è sicuramente quella del manager dei piloti, che di recente ha preso sempre più piede. I rider, infatti, sono diventati ormai delle mini aziende, complicate per certi versi da gestire. Per questo motivo c’è bisogno di un intermediario che faccia da tramite con sponsor e soprattutto con il team, per negoziare i nuovi contratti.
Negli anni ci sono stati tanti manager in MotoGP e alcuni di questi hanno anche dato una mano a determinati rider a crescere e ad affermarsi nel Motomondiale. Pensiamo ad esempio a Carlo Pernat, che tra le altre cose ha avuto un ruolo fondamentale nella scoperta di Valentino Rossi. Tra gli agenti più conosciuti attualmente c’è sicuramente Paco Sanchez, che tra i suoi assistiti ha un pilota importante come Joan Mir, campione del mondo Moto3 nel 2017 e campione del mondo MotoGP nel 2020.
Dalla MotoGP alle altre categorie, Paco Sanchez racconta come opera con i rider
In un’intervista rilasciata ai colleghi di Motosan, il manager iberico ha svelato un po’ il suo modus operandi, dando anche qualche cifra sui suoi compensi: “Io devo fare il 10% del lavoro e i piloti il 90%. Perché se non fanno il 90%, se non lavorano, non si allenano, non vincono e io riesco a trovargli una squadra, allora dovrei prendermi io il 90% e loro il 10%”.
Sanchez ha anche spiegato di avere una politica finanziaria ben precisa con i giovani piloti che cominciano a lavorare con lui. Ha affermato, infatti, di non chiedere compensi ai giovani rider finché questi non raggiungono un reddito annuo netto di almeno 100.000 euro. Questo permette ai giovani piloti di avere abbastanza soldi per poter investire su sé stessi con preparatori, allenatori e altre cose fondamentali nel percorso di crescita di un rider.
Non è tutto però, perché il manager spagnolo ha asserito di utilizzare la medesima politica anche con quei piloti avanti con gli anni e che quindi non riescono più a strappare contratti con cifre così importanti da superare la soglia che prima abbiamo indicato. Infine, ha rivelato di non avere contratti con i propri assistiti, ma semplicemente accordi verbali fondati sulla fiducia reciproca e ha anche fatto sapere che qualche suo collega arriva invece a chiedere ai piloti persino il 25-30%.
Interessante anche un passaggio fatto da Sanchez sugli stipendi dei piloti, che a suo dire sono calati negli ultimi anni. Stando ai suoi calcoli, infatti, c’erano rider tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000, che correvano nelle categorie inferiori e prendevano di più rispetto ad alcuni piloti attuali in MotoGP, almeno in termini assoluti e tenendo conto dell’inflazione. Naturalmente tutto questo è come lavora Paco Sanchez e non va applicato come valore assoluto a tutti i manager, ma ci dà sicuramente uno spaccato interessante di questa professione visto che il rappresentante in questione è uno dei nomi più importanti all’interno del paddock.























