In MotoGP, soprattutto quella di oggi, avere i dati di un determinato pilota può essere molto importante. Permette di capire come guida e come si comporta sulla moto in ogni piega e angolo della pista. Un privilegio riservato davvero a pochissimi. C’è però chi ha questo privilegio per lavoro, stiamo parlando di Jonas Torstensson, direttore generale della divisione motociclistica di Öhlins. Da anni questo marchio è leader nel suo settore e rifornisce quasi tutti i team della classe regina.
Questo vuol dire che Torstensson è uno dei pochi uomini al mondo che ha potuto visionare negli ultimi anni i dati dei più grandi campioni della MotoGP. Tra questi naturalmente ci sono nomi altisonanti come Marc Marquez, Valentino Rossi e Pecco Bagnaia.
Torstensson: “Valentino Rossi? La moto gli parlava”
Durante un’intervista rilasciata a Marca, il manager di Öhlins si è soffermato un po’ su tutti questi piloti. In particolare ha raccontato della grande sensibilità nel mettere a punto la moto che ha Bagnaia. Una sensibilità che spesso gli è costata caro visto che ha bisogno di avere tutto in ordine per andare forte.
Torstensson non ha potuto fare a meno poi di parlare anche del campione del mondo in carica: “Marquez probabilmente capisce la moto meglio di chiunque altro. Sa anche dire cosa ha bisogno la moto per andare più veloce. Allo stesso tempo però se commetti un errore o non riesci a trovare l’assetto migliore, lui sarà comunque tanto veloce. Abbiamo fatto dei test in cui gli abbiamo dato delle novità e lui usciva in pista e faceva degli ottimi tempi e noi credevamo fosse tutto ok. Poi lui tornava e ci diceva che non gli piaceva”.
Infine il manager dell’azienda svedese, da un paio di anni in mano alla nostra Brembo, ha parlato anche di Valentino Rossi: “Lui aveva qualcosa di speciale, quando saliva in sella, la moto gli parlava e lui riusciva a tradurre quel messaggio per dire agli ingegneri cosa bisognava fare sulla moto per andare veloce”. D’altronde queste parole combaciano con quanto fatto vedere in passato dal Dottore, soprattutto nel passaggio da Honda a Yamaha, quando in pochi mesi tramutò la moto di Iwata da mezzo che non vinceva una gara da oltre 1 anno alla moto campione del mondo.























