Avevo già avuto il privilegio di provare la sportiva di casa Norton, la Manx R, in Spagna, tra pista e strade perfette ma qui la storia è diversa: Norton per il lancio globale della sua nuovissima Dual-Adventure di media cilindrata sceglie un territorio inedito e notoriamente difficile per andare in moto e così è stato: abbiamo percorso più di 200 chilometri su asfalto, poi una lunga sessione in fuoristrada, il tutto con temperature decisamente invernali ma vi anticipo che la Norton Atlas non ha battuto ciglio.
L’Islanda non fa sconti. Pioggia battente, vento laterale capace di spostare la moto di diversi metri e temperature che obbligano a guidare con il massimo della concentrazione. Se una Casa motociclistica sceglie questo Paese per presentare un nuovo modello, significa che ha una certa fiducia nel proprio prodotto. La nuova Norton Atlas ci aspetta davanti all’hotel con il suo design pulito e moderno, la carena colorata è un pezzo unico, tutto è a incastro senza nessuna vite in vista, come sulla Manx R, un capolavoro tecnico e estetico. Il faro a led, i due faretti per le luci cornering e le frecce incastonate nei paramani assicurano uno sguardo cattivo, l’elevata cura dei comandi e generale, la sella spaziosa ben rifinita e il grande schermo completano una moto che sembra voler puntare in alto.

Il nome Atlas appartiene alla storia della Casa di Birmingham fin dal 1962 e oggi torna nel segmento con una moto Adventure, come già facevano, ma ripartendo da zero, con un progetto che nasce dalla collaborazione tra Inghilterra, Italia e India con tanta cura nel design ma sempre unito a soluzioni ingegneristiche efficaci. Elegante nelle linee, ricercata nei dettagli e con quella personalità che ti fa voltare a guardarla anche dopo aver spento il motore.
Nuova Norton Atlas: motore bicilindrico e telaio a traliccio

l cuore della Atlas è un propulsore completamente nuovo, bicilindrico 585 cc, capace di sviluppare 70 CV a 9.300 giri/min e 57,5 Nm di coppia a 7.300 giri/min. La filosofia progettuale è chiara: Norton non ha inseguito il dato della potenza massima, preferendo puntare su una curva di coppia generosa e sfruttabile.
Questo rende l’erogazione molto brillante ai bassi e medi regimi, la spinta della coppia arriva subito con decisione, per poi stabilizzarsi rendendo la guida sempre fluida e intuitiva, una scelta che privilegia il divertimento reale, soprattutto sulle strade di montagna e sui percorsi misti.
Dal punto di vista tecnico non mancano soluzioni interessanti: l’offset degli alberi a camme di 270° e il conseguente scoppio quasi simultaneo nelle camere di combustione contribuisce sia alle elevate prestazioni sia alla personalità sonora del motore, mentre i pistoni con rivestimento Plasma Coated riducono gli attriti migliorando efficienza e durata.
Molto raffinata anche la parte dedicata alla manutenzione: il cambio è estraibile come sulle moto dedicate alle competizioni e il sistema di lubrificazione utilizza due pompe dell’olio dedicate, una soluzione sviluppata per garantire affidabilità e prestazioni anche nelle condizioni di utilizzo più gravose.

La ciclistica segue la stessa filosofia del motore, l’obiettivo principale è ottenere una moto intuitiva e reattiva, il peso a secco è di 188 kg, il disegno del telaio a traliccio, volutamente poco visibile, contribuisce alla centralizzazione delle masse, riducendo l’inerzia nei cambi di direzione. Il risultato è una Adventure sorprendentemente agile, capace di cambiare traiettoria con naturalezza anche quando il ritmo aumenta.
Particolare anche il forcellone, realizzato in un unico pezzo e progettato specificamente per ospitare il monoammortizzatore Kayaba, anche davanti troviamo una forcella Kayaba regolabile sviluppata esclusivamente per questo modello con 180 mm di escursione.

L’impianto frenante è firmato Bybre, il marchio del gruppo Brembo dedicato alle produzioni di alta qualità, mentre gli pneumatici Eurogrip completano un pacchetto pensato per un utilizzo realmente polivalente.
La Atlas adotta una piattaforma elettronica “intelligent rider support” completa di ogni assistenza alla guida. Il controllo di trazione può essere disattivato rapidamente tramite un comando dedicato, caratteristica molto apprezzabile nella guida in fuoristrada.

La strumentazione touchscreen è completa, sono disponibili 5 riding mode, non manca una eSIM integrata che permette la connessione continua con l’app dedicata, dalla quale è possibile consultare dati di telemetria e numerose informazioni sulla moto.
Il gruppo ottico anteriore offre diverse possibilità di personalizzazione e integra le luci cornering, che migliorano la visibilità durante la percorrenza delle curve.
A completare il pacchetto troviamo un catalogo accessori molto ricco, tra cui il tris di borse, pensato per trasformare la Atlas da compagna di viaggio a vera globetrotter.
Norton Atlas: la prova su strada

Arrivati a Reykjavík e il meteo ci dà subito il benvenuto, piove, il vento è fortissimo e l’asfalto alterna tratti perfetti ad altri decisamente più insidiosi. Condizioni che mettono in crisi molte Adventure, ma che permettono di capire rapidamente il lavoro svolto dai tecnici Norton, con la nuova Atlas il feeling è immediato, il motore è corposo, la strumentazione e l’uso delle riding mode intuitiva. La posizione di guida è comoda e naturale, la sella è relativamente bassa ma soprattutto la moto è snella, il che garantisce un solido appoggio dei piedi.
Il cupolino regolabile in due posizioni devia l’aria sopra il casco limitando le turbolenze, mentre il calore del motore viene allontanato dalle gambe grazie a un sistema innovativo che incanala il calore estrapolato delle ventole verso il basso e non verso dietro.

Il motore non sembra un 600, può competere tranquillamente con moto di cilindrata superiore, puntare sulla coppia garantisce un motore pieno a tutti i regimi, le varie riding mode funzionano davvero bene: in Rain, Urban ma anche in Tour si può aprire il gas senza preoccupazioni, la piattaforma inerziale Bosch gestisce l’ABS cornering, il controllo di trazione in curva, il cruise control è sensibile all’angolo di piega, c’è il controllo dell’impennata, il controllo dello slittamento e del sollevamento della ruota posteriore. Nelle mappe Sport ed Enduro il motore tira fuori tutto il suo carattere, nella Enduro viene disattivato anche l’abs al posteriore e limitato quello anteriore.
Il nuovo bicilindrico spinge con decisione fin dai regimi più bassi. L’attacco è deciso, quasi sorprendente, poi la curva di coppia si distende diventando piena e lineare. È un motore che invita a guidare sfruttando tutto il contagiri piuttosto che dover stare lì a cercare la marcia perfetta.
Sui continui saliscendi delle strade islandesi basta una lieve rotazione del gas per uscire dalle curve con grande naturalezza, la spinta è sempre presente anche con le marcie più alte e rende la guida estremamente intuitiva. Sui rettilinei si viaggia a velocità di crociera senza avvertire particolari vibrazioni e con il motore che sta intorno ai 6.000 giri a 130 km/h, per niente impiccato rispetto ad altri bicilindrici. Le manopole riscaldate e il quickshifter ci sono di grande aiuto nei trasferimenti

Nelle curve la Atlas cambia direzione con facilità, dando sempre la sensazione di avere meno chili rispetto ai reali, in ogni caso la moto rimane sotto i 200 kg in ordine di marcia, niente male per una crossover di questa categoria.
Si apprezza il grande lavoro svolto dagli ingegneri inglesi, italiani e indiani: il motore è fluido e corposo, con un’erogazione sempre piena e soddisfacente, anche in condizioni di aderenza non ottimale la moto reagisce bene, anche chiedendole tanto in piega e in apertura del gas, l’elettronica aiuta senza dare fastidio.
Le sospensioni Kayaba reagiscono bene alle asperità dell’asfalto, abbinate agli pneumatici Eurogrip ci hanno permesso di passare dalla strada agli sterrati compatti islandesi senza cambiare pressioni o setting, ma continuandoci a offrire ottimo feeling e divertimento.

Dopo circa 200 chilometri di strada arriva il momento di sporcare le gomme: l’ergonomia conferma quanto avevamo intuito sull’asfalto, in piedi sulle pedane ci si muove facilmente in avanti e all’indietro, il serbatoio si stringe bene con le gambe nonostante le superfici lisce e il controllo della moto resta sempre più che buono.
Le sospensioni Kayaba assorbono senza problemi pietre, buche e tratti sconnessi, mentre il motore, grazie alla coppia disponibile ai bassi regimi, permette di affrontare i passaggi più lenti senza continui interventi sul cambio.
Per chi vuole divertirsi davvero basta premere il pulsante dedicato e disattivare il controllo di trazione. La Norton Atlas cambia carattere, lasciandoci piena libertà di derapare sugli sterrati neri dell’Islanda.
Anche i freni ByBre si sono dimostrati efficaci e ben modulabili, qualità importante quando il fondo offre poca aderenza. La Norton Atlas è in vendita a partire da un prezzo di listino di 9250 euro.
Secondo noi

La nuova Norton Atlas è probabilmente il modello che meglio racconta la nuova fase della Casa inglese. Non cerca effetti speciali, ma punta su sostanza, qualità costruttiva e piacere di guida. In Islanda abbiamo affrontato una delle giornate peggiori che si possano immaginare per un test motociclistico: pioggia, vento e sterrati impegnativi, la Norton Atlas ne è uscita con grande disinvoltura, dandoci dall’inizio alla fine del test ottime sensazioni e emozioni, è una moto di media cilindrata ma decisamente di alta gamma da ogni punto di vista.
Il motore è il suo punto di forza, ha carattere, spinge forte dove serve davvero e rende ogni accelerazione coinvolgente. La ciclistica è equilibrata, l’ergonomia funziona sia seduti sia in piedi e la qualità delle componentistiche è elevata.
La rinascita di Norton non passa soltanto dalla nostalgia, passa da moto come questa, costruite per essere guidate e, soprattutto, per divertire, tanto in strada ma anche in off-road.
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