Un viaggio in India per toccare con mano le capacità del colosso TVS Motor Company. Cinque special, un luna park motoristico nel deserto, l’alba in sella alla TVS RTX 300 e infine la visita alla fabbrica di Hosur: numeri da capogiro che raccontano quanto l’India sia una protagonista industriale di livello globale.
L’India è un Paese che non concede anteprime. Si esce dall’aeroporto e si viene gettati direttamente in un muro di suoni, clacson e polvere, con audio sparato e colori al massimo della saturazione. Spesso la si accomuna alla Cina nella vaga definizione di “giganti asiatici”, ma il Paese di Xi Jinping è un regime totalitario, pianificatore e accentratore, ordinato, squadrato, monocromatico; l’India è l’opposto: una democrazia federale, la più grande al mondo, ci tengono sempre a ricordare, che vive di stratificazioni, lingue, religioni, contraddizioni e improvvisazioni.

In questa colossale baraonda umana, la maggior parte della popolazione si muove su due ruote motorizzate perché è semplicemente la soluzione più logica quando, di fatto, non esiste spazio in avanzo. La strada diventa quindi una sorta di organismo collettivo, con regole di circolazione assai distanti da quelle a cui siamo abituati in Europa. TVS Motor Company questo lo sa benissimo e ha deciso, per nostra fortuna, di organizzare la presentazione di alcuni modelli speciali in un contesto radicalmente differente.
Una città tendata nel nulla
L’ambientazione scelta è il Rann Utsav, un festival lungo diversi mesi che si insedia ogni anno nel Rann di Kutch, una gigantesca palude salmastra di circa 28.000 km² nel nord-ovest del Paese, nello stato del Gujarat. Qui l’India cambia faccia, la densità umana si abbassa drasticamente e il paesaggio diventa uno sconfinato vuoto minerale. In questo ambiente arido, caldo e ostile, viene allestito un immenso accampamento temporaneo, completo di negozietti di artigianato, spettacoli, musica, cucina e rituali turistici d’ordinanza.

La città tendata, vista dall’alto, fa pensare ai campi dei legionari romani intorno al villaggio di Asterix, ma una volta dentro si capisce che è una grandissima messa in scena, allestita per rendere temporaneamente vivibile un territorio che altrimenti non lo sarebbe, con l’idea di fondo di spingere turismo e indotto in una zona molto povera.
Qui va in scena la festa dei motori pensata da TVS per presentare cinque moto speciali e raccontare un’immagine del marchio che non passi solo dai numeri e dai comunicati stampa. Il cuore scenografico è la Premium Arena, con show, prove, dimostrazioni e un’energia da luna park che in India diventa automaticamente qualcosa di sparato al massimo.
Si alternano spettacoli di stunt, una gara femminile di flat track, un circuito adventure e il gran finale con acrobazie freestyle. Il tutto condito da musica a volume pazzesco, un commentatore costretto a sovrastare con un volume ancora più alto, sciami di droni che ronzano come mosche impazzite e piloti che, pur bardati di protezioni, sembrano avere un patto personale con il saṃsāra, il concetto di reincarnazione delle religioni indiane.

È uno spettacolo molto simile a quelli a cui siamo abituati in Europa, ma qui diventa un’estasi a livello 11 perché il motorsport è parte della cultura popolare, non una nicchia per fissati.
Mentre l’arena fa il suo lavoro di adrenalina, si capisce anche il senso strategico dell’operazione: TVS è un colosso domestico, ma non le basta raccontarsi solo come “azienda che vende milioni di mezzi”; vuole mettere in scena un’identità che tenga insieme radici locali e ambizione globale con un linguaggio fatto di emozioni e spettacolo.
Le cinque special custom presentate per l’occasione non sono un capriccio estetico, ma un tentativo di tradurre il Rann di Kutch in forme e colori. TVS le presenta proprio così: cinque moto che interpretano paesaggi e culture locali. Quattro (Ronin, Apache RTR 200, RTR 310 e RR 310) fanno parte di una serie chiamata “A Symphony of Salt and Sky”, caratterizzata da verniciature eseguite a mano; la quinta è una scrambler Ronin modificata in chiave scrambler adventure, con dettagli ispirati all’Ajrak.
Caos strutturato

L’indomani ci attende una partenza prima dell’alba per inforcare la gamma TVS e percorrere la famosa Road to Heaven, una lingua d’asfalto di 30 km che attraversa il Rann di Kutch. L’assegnazione delle moto avviene per sorteggio, come una tombola. Idea simpatica, ma a me capita una poco consona 125 da strada che, per fortuna, riesco a barattare al volo con una più sensata RTX 300.
L’organizzazione del viaggio è identica alle nostre presentazioni stampa, ma dopo poche centinaia di metri si scatena il caos: centinaia di motociclisti indiani trasformano il tutto in un flusso apparentemente ingestibile che però funziona.
Guidare nel Rann di Kutch è un’esperienza straniante: niente alberi, niente case, niente riferimenti. Solo una linea dritta verso l’infinito. L’alba si trasforma in luce piena e la strada diventa un invito ad aprire il gas.
Veniamo quindi alla TVS RTX 300: non è un giocattolino, ma una moto adventure concreta. Il motore monocilindrico da 299 cc, con 36 CV e 28,5 Nm, offre una progressione regolare. Il cambio a 6 marce con quickshifter bidirezionale, il ride-by-wire, la frizione antisaltellamento e il telaio a traliccio completano una base tecnica solida.
Il pacchetto elettronico è sorprendente: riding mode, TFT da 5 pollici, navigazione, controllo di trazione, monitoraggio pressione pneumatici e perfino cruise control.
Le sospensioni sono rigide ma regolabili, la ciclistica è coerente e la posizione in sella è naturale. Non è una maxienduro, ma una moto credibile per viaggiare e per esplorare.

Una fabbrica che sembra una città
Il viaggio si conclude a Hosur, vicino a Bangalore, dove si trova uno dei principali stabilimenti TVS. Qui si percepisce la scala reale del fenomeno: nel 2025 in India sono state vendute oltre 20 milioni di motociclette.
Lo stabilimento è una vera città industriale, con circa 7.000 dipendenti e una capacità produttiva di 3,6 milioni di veicoli l’anno. All’interno trova spazio anche una riserva naturale di 50 acri dedicata alla biodiversità.
Qui nasce anche la produzione premium, inclusa la collaborazione con BMW Motorrad per la BMW F 450 GS. Un segnale chiaro: l’India non è più solo produzione economica, ma un hub industriale globale.
TVS è una sintesi perfetta dell’India moderna: enorme, ambiziosa, capace di unire spettacolo, prodotto e industria. In un Paese che vive su due ruote, la moto diventa un linguaggio condiviso. E TVS Motor Company sta iniziando a farlo parlare anche al resto del mondo.
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